Il pensiero critico

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Il pensiero critico è una qualità, un’abilità, una capacità.
Vedere “qualcosa che non va” è una qualità.
Non tutti infatti sono capaci di pensiero critico, di analizzare, valutare, discernere, scegliere e quindi agire di conseguenza.

Con la new-age poi e i “moti buonisti” degli ultimi anni di spicciola e banale spiritualità, questa capacità è stata spesso condannata, vista come qualcosa da eliminare piuttosto che da incoraggiare. Osservo con piacere, che soprattutto in questo ultimo anno, sempre più operatori e relatori del mio settore, iniziano a prendere distanza da certi atteggiamenti e “insegnamenti” #peace&love #vogliosololagioia.

In una ricerca di previsione sulle competenze chiave necessarie per entrare nel mondo del lavoro futuro (Future Work Skills for 2020), svolto per la Phoenix University, i ricercatori dell’istituto hanno evidenziato che il pensiero critico è un’abilità di estrema importanza e secondo le loro stime avrà sempre più peso nel futuro.

Trattando in questa pagina il tema della consapevolezza, anche in termini interiori di benessere e integrità, voglio dirti quello che penso a riguardo: il problema non è il pensiero critico.
Il problema è la nostra reazione interiore al pensiero critico.
Come ti senti quando vedi qualcosa che non va, qualcosa che manca?
Questo potrebbe essere un problema. E dico potrebbe, perché appunto non è affatto detto che sia un problema.

Vedere ad esempio che il mondo è un casino, non è un problema.
Vedere ciò che a proprio parere soggettivo non va nel mondo non è un problema.
Il problema è l’attaccamento a un mondo migliore o in generale, l‘attaccamento a qualcosa che secondo il proprio parere, dovrebbe essere diverso da ciò che è. E’ questo che genera poi la sofferenza interiore.
Il problema è la non accettazione di ciò che è, di ciò che si vede.
E accettazione e desiderio possono coesistere.
Cosa significa? Significa che mentre prendo atto di ciò che è così com’è, mentre accetto, posso anche desiderare qualcosa di diverso.
Ben venga ogni desiderio di diversità, di divenire, di cambiamento, laddove sentiamo e abbiamo il potere di cambiare le cose.
Per agire, non occorre infatti avere attaccamento a un risultato.
Per agire occorre il cuore e la voglia di dare il proprio contributo, la voglia e il c(u)or-aggio di manifestarsi.
Esiste un agire libero da attaccamento e un agire con attaccamento.
Esiste un “vedere” libero da attaccamento e un “vedere” con attaccamento.
Allo stesso modo esiste un pensare con attaccamento e un pensare libero da attaccamento.
L’attaccamento è ciò che differenzia un fanatico da un sognatore, una persona infelice da una felice.

Condannare il pensiero critico, significa condannare la capacità di vedere qualcosa di migliore, condannare la capacità di vedere qualcosa di più bello da ciò che è.

Il mondo ha bisogno di persone che abbiano pensiero critico.

Dire “questo non mi basta“, “questo non mi piace“, “questo non mi va bene“, “basta! sono stufo!” anziché “va tutto bene” o “è tutto perfetto così com’è“, è la condizione necessaria per avere e dare di più, per crescere, per migliorarsi e migliorare, per cambiare, è la condizione necessaria per agire pro-attivamente.

Nella dualità, niente di positivo può nascere laddove non sei in grado di percepire qualcosa di negativo, una mancanza.

Ogni cambiamento origina dalla percezione di qualcosa che manca, qualcosa che non va.

E laddove vedi una mancanza, qualcosa che non va, ti faccio alcune domande:

  • e se fossi proprio tu che in quanto vedi, sei chiamato colmare quel “vuoto?
  • Se fossi proprio tu colui che ha il compito di rendere le cose migliori con il tuo contributo,on la tua unicità?
  • e se fosse che quando vedi qualcosa che non va nella tua vita, fossi chiamato ad agire anziché “restare immobile” a raccontarti che è tutto bello così com’è?
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