Impariamo a “mangiare le lenticchie”

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“Una fonte di tristezza è il costante conflitto mentale tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere”

J. Krishnamurti

Un piatto di lenticchie con poco sale. E’ da qui che è ho avuto una piccola “scoperta”. Una scoperta che ho avuto modo di sentire più in profondità del mio essere rispetto al passato. Mi fa sorridere pensare che tutto questo sia avvenuto grazie a un semplicissimo e banalissimo piatto di lenticchie. Ti racconto come è successo.
Avevo fatto un giorno di digiuno, mangio poi qualche frutto a colazione e a pranzo decido di farmi un piatto di lenticchie con una cipolla, un po’ d’olio e sale. Ebbene, ho messo poco sale, un po’ troppo poco rispetto a quello che solitamente metto, rispetto “ai miei gusti“. Senza volerlo. Pronto il piatto, inizio a mangiare. Osservo subito come avessi sbagliato a regolarmi con il sale e ne avessi messo troppo poco. La mia mente subito confronta quello che stavo mangiando con quello che si sarebbe aspettato, con quello che già conosceva come piatto di lenticchie con una “giusta” quantità di sale, con come avrebbe potuto essere e invece era. Mi accorgo e sento come la mente stava disturbando il momento presente, l’unico momento che esiste. Tutto questo stava disturbandomi, portandomi a non vedere e sentire ciò che avevo in quel momento di fronte a me, facendomi entrare in un ciclo di pensieri di delusione, di lamentela con me stesso che a tutto avrebbero portato tranne che a poter cogliere qualcosa di buono nel momento presente qualora ci fosse stato, tranne che a poter vivere l’unica cosa reale di quel momento. Era come se in un istante fossi piombato altrove e dimenticando il mio piatto di lenticchie e a quanto l’avessi aspettato e desiderato mentre lo cucinavo.
Mi accorgo di tutto questo e decido di provare a fare uno sforzo, a concentrare quanto più possibile la mia mente sul sapore delle lenticchie che stavo mangiando, sullo scoprire il loro sapore reale e senza pensare a come fossero diverse rispetto a quelle che “conoscevo”, ma focalizzandomi su cosa e come realmente fossero. Cerco di assaporare ogni piccolissimo boccone, di andare a fondo, sempre più a fondo, nel sentire ogni piccola vibrazione dentro me stesso, ogni sfumatura di gusto che quelle lenticchie mi davano. Mi sforzo con tutto me stesso di tenere la mia mente fissa sul palato, sul gusto che percepivo, come se null’altro esistesse. Scopro così un sapore nuovo, mai sentito prima in vita mia. Stavo mangiando qualcosa di buonissimo, di nuovo, di mai mangiato. La mente non era più nel confronto, ma era lì e anche il mio sentire era lì. Finisco il piatto di lenticchie sempre mantenendo la massima concentrazione di cui fossi capace, riprendendo la mente in quegli istanti che provava a ragionare, ad andare altrove, a fare dialoghi interiori, riportandola con forza nell’istante presente.
Ebbene è stato il piatto di lenticchie più buono che abbia mai mangiato in vita mia.
Mi ritorna in mente questa simpatica storia di Diogene proprio sulle lenticchie.
Il filosofo Diogene stava cenando con un piatto di lenticchie.
Lo vide il filosofo Aristippo che viveva nell’agiatezza adulando il re.
Aristippo disse: “Se tu imparassi ad essere ossequioso con il re non dovresti vivere di robaccia come le lenticchie“.
Rispose Diogene: “Se tu avessi imparato a vivere di lenticchie non dovresti adulare il re“.

 

Impariamo quindi a mangiare le lenticchie e impariamo anche a “mangiare” un po’ di più il presente, il presente è più “buono” di quanto possiamo immaginare, a volte basta solo sforzarsi di esserci per accorgersene, per sentire cosa realmente c’è nel presente, per accorgersi della bellezza di ogni inspirazione, di quanta energia ci dà, di ogni espirazione, di come ci rilassa, ci distende, di come vengono scaricate le tensioni con essa, di ogni battito del cuore, dei colori che ci circondano, della pausa senza respiro tra l’inspirazione e l’espirazione e viceversa, della pace che si trova in quell’istante, degli odori, dei suoni della natura, del suono di una voce di una persona cara, di un sguardo della persona amata, di un sorriso,  di un saluto, di un sapore…in una parola, della vita.

Lascia pure il tuo commento, mi fa piacere sapere cosa ne pensi, grazie!
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2 pensieri su “Impariamo a “mangiare le lenticchie”

  1. Mi piace quello che hai scritto Michele!
    Siamo così assuefatti dai nostri gesti quotidiani che non ci rendiamo più conto di quello che facciamo ma anche di quello che assaporiamo. Mettere consapevolezza anche nei piccoli gesti può riservarci delle belle sorprese e ci può dare, perchè no, anche più libertà come ci ricorda Diogene 🙂

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